Photo ridens - Dittici del buonumore
Indosso un naso rosso.
Non si vede, ma c’è.
È il modo più onesto che conosco per essere uno tra gli altri.
Milano: un teatro involontario.
Le persone entrano in scena senza saperlo, si muovono con una precisione che non hanno deciso.
Io non faccio altro che aspettare il momento in cui qualcosa provoca un cortocircuito:
un gesto che scivola come una nota stonata,
uno sguardo fuori posto,
una coincidenza che rompe l’equilibrio della scena.
Non cerco il comico.
Il comico è già lì, mescolato al resto, nello stesso punto in cui convivono fatica, fretta, eleganza e distrazione.
È una possibilità, non un effetto.
Il naso rosso serve a questo:
a restare dentro la scena, senza starle né sopra né sotto.
A non trasformare in battuta ciò che vedo.
Fotografare, per me, è riconoscere quel breve slittamento
in cui la realtà perde sicurezza e diventa ambigua.
Non è un errore: è una rivelazione minima,
un lampo, che dura un istante e subito si ricompone.
In quei momenti la città cambia tono.
Diventa più leggera, ma non più semplice.
Più assurda, ma anche più vera.
Forse è lì che nasce il sorriso.
Non come reazione,
ma come piccolo trucco per galleggiare dentro le follie di una metropoli.
Resto, con il mio naso rosso, a guardare.